DOPO IL REFERENDUM, SUPERARE IL BICAMERALISMO PERFETTO CON UN SENATO DI GARANZIE LIBERALI - Huffingt


Lo schieramento del sì al referendum ne sosteneva le ragioni proponendo il taglio dei parlamentari quale primo tassello di un percorso di riforme che darà organicità a questa prima modifica costituzionale; il fronte del no rifiutava il taglio in quanto provvedimento inconcludente e squilibrato, e rimandava a una revisione più completa e coerente della rappresentanza parlamentare. Ora che, come largamente scontato, il referendum è stato approvato, tutti dovrebbero essere d’accordo nel mettere le mani ad ulteriori, più ambiziose e più ponderate riforme. Il taglio dei parlamentari ha spezzato l’immobilismo del paese e l’attenzione si sposta adesso sulla legge elettorale.

Molti altri nodi restano da sciogliere: i costi della politica, appena intaccati dal taglio die parlamentari, i quali non sono una priorità della cosiddetta “antipolitica”, ma dell’allineare la spesa italiana per le istituzioni elettive a quella della maggioranza dei paesi europei; la preparazione e il decoro dei componenti delle assemblee elettive, raramente ma a volte protagonisti di comportamenti pochi dignitosi per l’esercizio della loro funzione, ciò che fomenta un senso di disagio da parte di molti cittadini; la poca produzione legislativa di due camere il cui funzionamento richiede una revisione approfondita dei rispettivi regolamenti e anche un clima di confronto diverso tra forze di maggioranza e di opposizione; infine, la questione più rilevante: l’esistenza di due camere che svolgono esattamente lo stesso lavoro. Il taglio dei parlamentari non incide in niente su questi problemi, al di là di un risparmio, assai modesto ma non per questo trascurabile, e il lavoro da svolgere resta tanto.

Si comincia da ciò che è più urgente, dalla legge elettorale. Ma il vero scarto nella riforma istituzionale potrà avvenire con il superamento dell’anomalia tutta italiana del bicameralismo perfetto. Una questione cruciale che dopo la sbornia referendaria corre il rischio di essere, una volta di più, accantonata.

Dopo il fallimento della proposta del governo Renzi, occorre lavorare a una ridefinizione del Senato che sia più chiara e innovativa. E, valutando soprattutto ciò che sarebbe “utile” al sistema istituzionale, è di un Senato delle garanzie, dei diritti e delle innovazioni che il paese ha bisogno. Un Senato con un ruolo ben distinto, complementare e in taluni casi congiunto col lavoro della Camera, che avochi in sé le competenze di tutela e controllo, di trasparenza, di rappresentanza ampia.

Cominciamo da quest’ultimo punto e ipotizziamo un Senato con questi ruoli:

  • I duecento senatori sono eletti direttamente dai cittadini attraverso una legge elettorale specifica, che permetta un maggiore pluralismo, con un diritto di tribuna anche a forze politiche minoritarie e verosimilmente escluse dalla ripartizione dei seggi alla Camera, e alle minoranze linguistiche dell’Italia, non solo quella tedesca, ma anche quelle valdostana e slovena. Su potrebbe valutare la concentrazione al Senato degli eletti delle circoscrizioni estere.

  • Al Senato non spetta di dare la fiducia al governo, che il governo deve ottenere solo alla Camera.

  • Il Senato non tratta la legislazione ordinaria, che diviene materia esclusiva della Camera, ma può attivare una richiesta di riesame da parte della Camera per leggi ritenute potenzialmente lesive dei diritti e dei principi costituzionali o delle norme internazionali di tutela della persona.

  • Il Senato elegge il Presidente della Repubblica, insieme alla Camera e ai rappresentanti delle Regioni.

  • Il Senato partecipa con la Camera all’adozione di leggi di revisioni costituzionali ed elettorali.

  • Il Senato elegge, in via esclusiva, i componenti della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura.

  • Il Senato, sempre in via esclusiva rispetto alla Camera, svolge le funzioni di sorveglianza dei servizi segreti, di vigilanza della RAI, del rispetto del diritto alla vita privata, della trasparenza della rete, della ricerca scientifica e della bioetica, nonché le commissioni di inchiesta, e può creare commissioni temporanee su problemi specifici producendo raccomandazioni alla Camera, al governo o alle regioni.

  • Il Senato allarga questi suoi compiti di sorveglianza, dotandosi di sistemi e rappresentanti che siano garanti dei carcerati, dei malati, dell’infanzia e di altre categorie che talvolta dispongono di garanti territoriali e nazionali ma non di referenti parlamentari.

Un Senato ridefinito sulla base di una proposta come questa – per definizione una bozza per avviare un riflessione più compiuta – permetterebbe al paese di disporre di un’assemblea dedicata alle funzioni di tutela, trasparenza e approfondimento delle nuove frontiere della società (web, ricerca scientifica, protezione dei dati sensibili, ecc.), permettendo inoltre alla Camera, che sarà ridotta nel numero di componenti, di potersi concentrare sull’attività legislativa, migliorandone dunque la qualità. Un Senato “liberale” e più plurale, che non faccia perdere niente al sistema parlamentare italiano ma anzi ne arricchisca le competenze.

Niccolò Rinaldi

Membro del Consiglio generale del Partito Radicale Transnazionale

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