CINQUE RAGIONI PER UN PICCOLO MANIFESTO PRIVATO

 

1. Cresciuto alla scuola repubblicana, mi considero liberal-democratico. Lo sono perché sono convinto che l’Italia abbia bisogno, da sempre, di una botta di liberal-democrazia, con poche leggi ma molto chiare, con una norma trasparente che prevalga sull’arbitrio, ovvero con la supremazia dello stato di diritto rispetto all’abuso, o al suo diminutivo, l’opaca discrezione, in modo da avere un'Italia dove al cittadino sia permesso di affermare la sua scelta, di espandere la sua capacità, di creare il proprio spazio vitale, professionale, conoscitivo. Ovvero, avendo molto rispetto per la burocrazia, sono liberal-democratico perché voglio una burocrazia al suo posto, e solo lì, semplice, accessibile, evidente nella procedura e nelle finalità - che si tratti di pagare una tassa o di esercitare un’attività.

Sono liberal-democratico perché sono convinto che in Italia il mercato e anche lo Stato debbano essere aperti, con molte maggiori liberalizzazioni, sottoposte a garanzie e sempre nell’interesse non dei privati ma della collettività - dunque, diversamente da adesso.

Sono liberale perché la laicità è ancora un’emergenza nel nostro paese. E intendo per laicità non solo la separazione tra Stato e Chiesa, ancora non del tutto compiuta in Italia, ma anche la separazione tra Stato e corporazioni di ogni sorta, tra politica e affari. Intendo la laicità come l’impermeabilità dello Stato rispetto alle faziosità dei clientelismi e delle mille parrocchie familiari e particolari. Per me la laicità è anche questo: più Stato nello Stato e meno Stato nel mercato, e più mercato nel mercato e meno mercato nello Stato.

 

2. Ancora di più sono europeista, e lo sono da figlio di una tradizione che ha sempre visto nella patria e nel proprio “municipio” l’imprescindibile valore delle comunità di origine, comunità amate perché si aprono, e da aprire amandole. Sono persuaso di quanto oltre mezzo secolo fa asseriva Altiero Spinelli, cioè che il vero discrimine ormai non sia più tra destra e sinistra, conservatori e progressisti, ma tra i ferventi europeisti e gli altri. E tra gli “altri” non metto solo i sovranisti che si oppongono al processo d’integrazione, ma anche tutti quegli europeisti a metà, che invocano maggiore “coordinamento” tra i vari paesi, che si accontentano del metodo inter-governativo. Sono per gli Stati Uniti d’Europa, con un solo governo e solidi principi di sussidiarietà, con un popolo consapevole del suo destino comune.

E ritegno che questa sia la scelta del coraggio, della bellezza e dell’intelligenza, perché nei suoi duemila anni e passa di storia l’Europa non ha conosciuto un progetto altrettanto civile e pacifico, e perché so bene, come in realtà sanno tutti, anche coloro che ingannano affermando il contrario, che solo con un’Europa unita, e non meramente “integrata” o “solidale”, possiamo affrontare ognuna delle sfide del nostro tempo con qualche probabilità di successo. E sono contento di appartenere al mondo liberale, fermamente europeista – da sempre, fin dal Risorgimento, e poi dalla Resistenza, dalla ricostruzione, e non da Maastricht…

 

3. Sono di sinistra, perché sono convinto che nel nostro paese vi sia poca giustizia sociale, tra settori della cittadinanza poco tutelati, forbice salariale in crescita continua e scarsa mobilità sociale - il contrario di una società liberale. Lo sono ancora di più in Italia, paese dove l’illegalità la fa spesso da padrona, anche deprimendo la meritocrazia, e dove è necessaria un’attenzione particolare ai settori con minori tutele, o addirittura privi di tutela, che non possono essere lasciati in balia di aggiustamenti del mercato che si vorrebbero naturalmente virtuosi.

Da liberaldemocratico aborro mance assistenzialistiche e propagandistiche, e sono convinto che occorrano politiche di coesione sociale non conservatrici e paternalistiche, ma capaci di mettere chiunque, in base alle sue precise condizioni, di sviluppare la propria persona. La prima di queste politiche è una scuola e poi un’università di qualità per tutti. Pubblica la prima, anche privata la seconda, ma con meccanismi che la rendano accessibile anche a chi ha meno.

Sono di sinistra perché ritengo, e ancora una volta soprattutto in un’Italia disastrata, che la protezione dell’ambiente abbia bisogno di una politica non sclerotica, non burocratica, non così formalmente ingessata da permettere poi ogni abuso, ma che salvaguardi il nostro territorio, mettendolo in sicurezza dai suoi dissesti e valorizzandolo nella sua bellezza.

Ho fatto tanta strada e ancora spero di farne con amici che di sinistra non sono, anche perché se uno più due e più tre fa sei, non appartengo alla sinistra socialista o addirittura post-comunista, ma appunto a quella democratica e liberale, gobettiana e lamalfiana, europeista da Mazzini all'azionista, che ha sempre saputo coniugare mercato e diritti civili, programmazione dell’interesse collettivo e libertà dell’individuo.

 

4. Non sono per la solitudine dei liberal-democratici e non ho paura delle alleanze, anzi. Sono consapevole che questa cultura è restata finora minoritaria, in un’Italia dominata da tante chiese – ultima delle quali quella del populismo e dei personalismi, con nuovi idoli da portare in processione. Ma so che il pensiero liberale, repubblicano, radicale è anche azione, e può essere il sale della politica, contaminando con le sue idee, con la caparbietà di chi è abituato a mettersi nella scomoda posizione delle minoranze, altre sponde politiche. So che il laico è per definizione un animale di frontiera, pronto all’ascolto degli altri e che non si accontenta della pur nobile testimonianza. Da liberale non demonizzo nessuno a priori e sono pronto a riconoscere tutto ciò che ci sia di buono in altri percorsi.

 

5. Per me il mio primo alleato sarà comunque l’altro liberale. Anche se potremo dividerci su molte politiche, lo troverò sempre laico ed europeista, e da destra a sinistra condivideremo sempre un alfabeto comune. Difendo sempre dunque la scelta di unire i liberaldemocratici italiani, paradossalmente inclini a dividersi più di qualsiasi altro, e quelli europei, e anche quelli africani, asiatici, americani – che poi è ciò che ho concretamente cercato di fare da deputato e anche da funzionario dell’ALDE. E se non sarà possibile, non avrò paura a lavorare con altri che condivideranno qualcosa del nostro progetto, convinto che i liberal-democratici hanno valori veri, conoscono l’analisi critica, coltivano il dubbio, e solo così restano sorridenti e volitivi.

Ecco, le mie poche ma solide ragioni per andare avanti.

PERCORSO

 “Quello che si vuole, si può – andiamo”

Niccolò Rinaldi (https://it.wikipedia.org/wiki/Niccolò_Rinaldi) è laureato con lode in Scienze Politiche, con una tesi sull'economia popolare urbana  frutto di una ricerca sul campo a Dakar. Dopo due anni trascorsi come assistente al Parlamento Europeo, dal 1989 al 1991 è responsabile dell'Informazione per le Nazioni Unite in Afghanistan. In seguito, nel 1991, diviene prima consigliere politico e poi, dal 2000, segretario generale aggiunto al Parlamento Europeo presso l’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (ALDE).

 

Sposatosi con la moglie Paola nel 1999, ha tre figli - Alma Selvaggia, Tessa Asia e Lapo Amerigo. 

 

Nel 2009 si presenta come indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori per il Parlamento Europeo, sulla base di un programma di impostazione federalista e laica, teso a correggere la troppa “non-Europa” dell’Italia e a favorire il buon uso delle tante risorse europee destinate ai suoi territori e non utilizzate. Eletto euro-deputato per l’Italia centrale, viene scelto come capo-delegazione IdV e vice-presidente del gruppo parlamentare dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa (ALDE).

 

Nel corso del suo mandato ha ottenuto il 100% di presenze nelle sedute plenarie, e ha pubblicato sul proprio sito la sua dichiarazione dei redditi, degli interessi finanziari e le modalità di utilizzo dei fondi ricevuti dal Parlamento Europeo. Contrario alla politica come professione, ha presentato alcuni emendamenti (respinti) per limitare a un massimo di due i mandati possibili come eletti al Parlamento Europeo.

Membro delle commissioni commercio internazionale e cooperazione allo sviluppo, è stato relatore di provvedimenti, quali l’Accordo di libero scambio tra UE e Malesia, le clausole di salvaguardia dell’accordo di libero scambio tra UE e India, il primo regolamento europeo per le misure di ritorsione in caso di violazione degli accordi da parte dei partner commerciali dell’UE, il provvedimento “Commercio per il cambiamento” per favorire l’integrazione con i paesi arabi impegnati nelle riforme democratiche con particolari misure a favore delle piccole e medie imprese, e il primo tentativo di regolamento per permettere alla parte settentrionale di Cipro di avere un accesso diretto ai mercati internazionali.

Come membro della sottocommissione diritti dell’uomo, si è impegnato in modo particolare nel conflitto israelo-palestinese, e nella difesa dei diritti dei tibetani e degli uiguri.

Ha intrapreso varie iniziative contro l’alto livello di procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia, attivandosi in modo particolare contro l’illegalità di numerose discariche italiane a cominciare da quella romana di Malagrotta, costretta poi alla chiusura proprio per ingiunzione europea. E’ stato iniziatore di un complesso ricorso presso la Commissione Europea contro lo scudo fiscale del governo italiano, che ha permesso il recupero dell’IVA sui capitali scusati, ha patrocinato due ricorsi presso al Corte di Diritti dell’Uomo contro il divieto di fecondazione assistita in Italia, e a inizio 2014 ha anche ottenuto che la Commissione Europea aprisse un fascicolo sulla controversa ricapitalizzazione della Banca d’Italia.

Tra le sue competenze più specifiche ha lavorato su aree di conflitto armato, sulla memoria collettiva, sui settori della popolazione meno tutelati come disabili, carcerati (tra l’altro consacrando ogni ferragosto dal 2009 al 2014 a visite di istituti di pena) e senza fissa dimora – attivando specifici percorsi di iniziative parlamentari e sul territorio.

Come membro dello Steering Committe dell'OMC, è stato relatore ufficiale sia ai Public Forum che alle Conferenze inter-ministeriali dell’OMC, sempre difendendo le ragioni di una regolamentazione leale ed equa dei meccanismi degli scambi internazionali. In questo ambito è stato anche co-fondatore e vice-presidente del gruppo di lavoro permanente per l’accesso ai medicinali a basso costo nei paesi in via di sviluppo, in collaborazione con Medici senza Frontiere.

È da sempre  impegnato nella diffusione delle buone pratiche per l'euro-progettazione, tema al quale ha dedicato anche un manuale ("Dei finanziamenti europei, istruzioni per l'uso"), parte di una collana di dieci titoli pubblicati dalle edizioni Festina Lente su alcuni temi seguiti nel corso del suo mandato: la cittadinanza a Roma, i problemi del centro storico a Firenze, le acciaierie di terni, l’emigrazione italiana e i 150 anni dell’unità italiana, il ritardo dell’Italia in Europea, la poesia europea per la libertà, la cucina europea in tempo di crisi. Alpinista (tra le tante ascensioni, nel 2011 ha girato un video sulla vetta del Monte Bianco per denunciare la persistenza del conflitto territoriale tra Francia e Italia), ha dedicato l’ultimo titolo di questa collana a “L’Alternativa montagna – un’altra Europa”, denominazione che è stata adottata da una rete civica abruzzese attiva alla difesa dei territori in altura.

Ha regolarmente promosso al Parlamento Europeo iniziative del Partito Radicale Transazionale e dell’Associazione Luca Coscioni sulla libertà di ricerca scientifica, i diritti civili, la non-violenza, e di European Alternatives sul pluralismo dell’informazione.

Sul territorio ha rispettato l’impegno di visitare con incontri pubblici almeno due volte ogni anno ciascuna delle 22 province del proprio collegio elettorale; ha organizzato oltre trenta corsi di formazione all’euro-progettazione gratuiti e aperti alla cittadinanza; ha avviato un ciclo di incontri dedicati alla cultura ogni giorno di inizio stagione dal 2009 al 2014; ha avviato alcuni cicli tematici di riflessione articolati sull’attualità dei Dieci comandamenti, sul rapporto con i cinque continenti e sulle condizioni del “Restare, Partire, Tornare e Nomadismo”.

Per sessanta mesi ha inviato una lettera di informazione “Europea” e una newsletter che pubblicava tutti i bandi per finanziamenti europei diretti e, per le regioni del centro Italia, anche indiretti. Ha organizzato corsi di formazione europea ai quali hanno partecipato centinaia di giovani e di amministratori locali.

Nel 2013 si candida alla segreteria nazionale dell’Italia dei Valori con un programma vincolato a una proposta di statuto con rigidi criteri di ricambio e di trasparenza finanziaria e decisionale, e politicamente legato a una cultura di governo di liberalismo progressista; esce sconfitto al termine di un discusso congresso che aveva visto tra l’altro le dimissioni del suo garante congressuale, avvocato Luigi Li Gotti (già sottosegretario alla giustizia del governo Prodi) per protesta contro numerose irregolarità. Resta comunque nell’IdV fino a quando il partito decide di lasciare l’ALDE non entrando nella sua lista italiana per le elezioni europee. Candidato al secondo posto (dopo la ministra Stefania Giannini) nel Centro Italia come indipendente con “Scelta Europea/ALDE per Guy Verhofstadt”, ottiene un sorprendente risultato personale, ma non viene eletto dato il modestissimo esito della lista.

 

Al termine del mandato europeo nel luglio del 2014 ritorna come funzionario nel Parlamento Europeo, dove è responsabile dell'Unità Asia, Australia e Nuova Zelanda. 

Dal 2015 fa parte della Direzione Nazionale del Partito Repubblicano Italiano e nel 2016 è stato eletto presidente dell’associazione Liberi Cittadini. Collabora regolarmente con alcuni giornali, tra i quali l'Huffington Post e la rivista sui problemi nord/sud “Solidarietà Internazionale”, ma anche al giornale “Fuori Binario” venduto da senza fissa dimora.

Ha pubblicato vari libri, soprattutto di viaggi in Africa e Afghanistan, e una guida alla “Firenze insolita e segreta” pubblicata in quattro lingue e venduta nei cinque continenti. I suoi ultimi titoli sono "Shoah e Ruanda, due lezioni parallele" (Giuntina, 2014),  primo confronto tra il genocidio degli ebrei e quello dei tutsi, e "Notte a Gaza - tra droni e asinelli" (nella popolare collana “millelire” di Stampa alternativa, 2015), disincantato e poco partigiano diario delle sue numerose visite a Gaza. A fine 2015, Stampa alternativa ha pubblicato anche il suo “Giro del mondo in cinquanta barbieri”, una raccolta di cinquanta descrizioni di locali in altrettanti diversi paesi nei quali si è tagliato i capelli nel corso di venticinque anni di viaggi. 

 

Crede nell’ottimismo della volontà, e forse anche nel pessimismo della ragione. Coltiva l’arte del dubbio e dell’analisi critica, anche auto-critica, ed è disposto a pagare il prezzo per difendere la propria libertà intellettuale, contro ogni servilismo, ogni rassegnazione e ogni cinismo.