QUELL’ALLEGRO VIAGGIARE DI GIANNI RODARI - Rewriters, 1 novembre 2020



Un sito e una letteratura di viaggio nel centenario della nascita


Con l’autunno si moltiplicano gli omaggi al centenario della nascita di Gianni Rodari (1920-1980) e tra queste il sito https://100giannirodari.com raccoglie bio e bibliografia e le tante iniziative organizzate. Tra queste l’uscita di un Meridiano della Mondadori dedicato all’opera del più grande “favoliere” italiano, ma anche conferenze, video amatoriali, performance, e pure questo articolo, che ogni adepto di Rodari realizza e segnala con lo spirito di condividere una grande festa collettiva.

Festa, oppure viaggio collettivo. Perché l’immenso paroliere è stato anche uno dei grandi scrittori di viaggio, convinto che fiaba e viaggio si sostengano a vicenda, in quanto due pilastri dell’educazione del bambino – e non indugiamo su come, in tempi di forzate soste, faccia bene praticare a grandi e piccoli questa pedagogia del distendersi mentalmente nell’altrove.

Del viaggio a Rodari interessavano almeno due aspetti. Il primo è il coraggio che va oltre i noti orticelli casalinghi ed esplora ciò che è sconosciuto, varcando altri mondi con la disinvoltura di chi non ha paura di questo passo; una libertà gioiosa e una scoperta per la diversità che sono così importanti soprattutto per i processi formativi dell’infanzia. Basta soffermarsi su titoli come “Passatempi nella giungla” o “Una viola al Polo nord” e subito siamo fuori da casa, e intrigati. Il secondo è la meccanica dello spostamento, il cammino come processo che già di per sé fa crescere in tutti i sensi (e tutti i sensi) e che si presta a ogni genere di sorprese. Per partire, basta un po’ di spregiudicata fantasia, come i versi leggeri e dinoccolati di “In treno con Gianni Rodari” (altro titolo ferroviario è “Un treno carico di…”):

Consultato l’orario ferroviario? Deciso la meta? Campobasso o Crocicchie? La Luna o Saturno? Per il pianeta di cioccolato bisogna prendere il notturno.

E via… sulle orme, ad esempio, dei “Viaggi di Giovannino Perdigiorno”, ragazzino che non combina un granché e non stando mai fermo si mette in cammino. Gli piacciono le avventure, ma ovunque trova sempre qualcosa che non va e prosegue la sua ricerca di un “paese senza errore”. Lo troverà? Pare di leggere un paradigma ironico delle irrequietezze adolescenziali, anzi globali.

Ne “La strada che non andava in nessun posto”, il viaggio è intrapreso da Martino Testadura, altro capoccione testardo come tanti bambini che conosciamo, un eroe comune, ed è in questa stilizzazione di caratteri umani che risiede una delle forze di Rodari: non maghi e generali, ma bimbi di tutti i giorni. In “Alice nelle figure”, perfino una “diva” del genere, l’Alice del paese delle meraviglie, nella penna di Rodari si presta a far cadere una bambina incantata in mille viaggetti fantastici, finendo dentro un orologio, dentro una tasca, addirittura dentro una bolla di sapone, fino a camminare dentro le illustrazioni di famose favole, così da incontrare cappuccetto rosso, il gatto con gli stivali, lupi e “marchesi di Carabas”. Il difficile, ed è qui l’arte di Rodari, è uscirne, riuscire e tornare indietro…

È un viaggiare folle e a presa di giro, come nello spassosissimo “Viaggio in Italia”, di cui riporto questa descrizione: “Ore 9: lezione di geografia fantastica. Dove si scopre perché a Milano non si riesce a prendere il volo e a Trieste o in Romagna sì. Dove in quel di Perugia si riescono a imparare 214 lingue e dialetti diversi. Dove si capisce come si possa allungare il corso del Po. Dove si viene a conoscere che a Bologna si costruiscono i palazzi di gelato e in quel di Barletta le strade di cioccolato…” Nel sito del centenario ogni lettore, grazie a un codice QR, può scaricare l’indice ragionato delle destinazioni di questo viaggio per la lo nostra penisola di Rodari e costruire un suo proprio percorso. Sarà un peregrinare per un’Italia diversa da quella che ci tocca in questi mesi, e ai nostri ragazzi non farà che bene, come anche un’esplorazione nel “Paese dei bugiardi”, in compagnia di Gelsomino, che arriva in un paese dove per ordine del re tutto funziona al contrario ed è proibito dire la verità: un luogo dove per via della regola della menzogna ci si sbaglia spesso, e allora la “rivoluzione” di Gelsomino non potrà che portare alla libertà della verità.

Rodari permette a ciascuno di viaggiare secondo i suoi gusti – qualcuno preferirà “Le avventure di Tonino l’invisibile”, con una modalità di spostamento che ognuno di noi ogni tanto sogna, mentre per me il titolo preferito è “La gondola fantasma”, che racchiude il teatro e le maschere, Venezia e l’Oriente. Il tutto orchestrato dal ritmo del viaggiare, con le sue paradossali scoperte che tengono sempre attenta la nostra coscienza. Alla fine, il frutto di tanto peregrinare ce lo spiega Pulcinella:

- Di dove veniamo? Egregi signori, ci vorrebbe troppo tempo a dirvelo. Abbiamo fatto il giro del mondo per assicurarci che fosse rimasto rotondo, come ai tempi di Cristoforo Colombo.

- E che cosa avete constato? – domandò un marinaio.

- Una cosa terribile. Avete mai guardato la luna quando diventa una mezzaluna? Bene, la terra sta diventando una mezzaterra. Si sta affilando come una falce.

- E l’altra metà?

- Eh, cari signori... Dove va l’altra metà della luna?

- Credete che ci sia pericolo per noi?

- Immagino di si. Quando la terra sarà diventata uno spicchio sottile sottile come una fettina di limone, sarà difficile restarvi attaccati. - A meno che – aggiunse Arlecchino, guardandosi attorno inquieto, - a meno che la terra si trovi già in fase crescente. In questo caso avremo presto terra piena.

Un’animata discussione si accese tra la folla degli avventori: chi sosteneva che la terra era in fase crescente, chi sosteneva che era, al contrario, in fase calante.

Ogni riferimento alle quotidiane sfide globali del nostro tempo non è mica arbitrario, ma in forma di leggera allusione, anzi leggerissima, come sempre in Rodari – come in ogni fiaba che si fa viaggio, e viaggio e vita, per grandi e piccoli, che si fanno tenui e sereni come una filastrocca.

Niccolò Rinaldi

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