L’ABBANDONO DEI BAMBINI, DALLA RUOTA DEGLI INNOCENTI A OGGI - Fuori binario, novembre 2020



In molti paesi europei è tornata in uso la pratica di predisporre dei luoghi deputati all’abbandono “protetto” dei bambini, soprattutto figli di immigrati irregolari. Una soluzione dolorosa che denuncia una barbarità crescente della nostra società e tutta l’inadeguatezza di molte politiche di “accoglienza”. Stanno insomma tornando i bambini “esposti”, ovvero lasciati in spazi dai quali vengono direttamente prelevati da istituti assistenziali. Si riaprono le “ruote” perché si chiudono non solo i cuori, ma anche i meccanismi di protezione. Di per sé non è una grande consolazione che personaggi come papa Gregorio VII, Rousseau, Gengis Khan, furono tutti “bambini esposti”.

Un passo indietro se si pensa che nel 1875 fu abolita la ruota di Firenze, che pure resta ancora in piazza SS. Annunziata a ricordare la pratica di un “abbandono istituzionalizzato” di bambini indesiderati o nati in famiglie indigenti o più spesso di donne sole e povere, che potevano compiere questo gesto disperato nella certezza del proprio anonimato.

Si trattava di un marchingegno con un cilindro ruotante, collocato sotto il porticato a sinistra dell’ingresso dell’ospedale degli Innocenti, oggi museo e centro di studi dell’UNICEF, e dotato di una cordicella collegata a una campanella che veniva suonata per avvertire dell’abbandono di un piccolo, in modo da evitare una sua esposizione all’aperto per un tempo prolungato. Ormai la ruota vera e propria non c’è più, rimane una lapide eloquente a ricordarne la pratica, ma il resto è come un tempo, e la “mangiatoia”, come la chiavano i fiorentini pensando alla culla del presepe, colpisce per la sua bellezza, quasi che non fosse stata uno strumento di assistenza sociale, ma una pregevole testimonianza delle arti minori.

Ma colpisce ancora di più che questo “oggetto da museo”, lo è sempre di meno. E, come fu in passato, anche oggi l’accesso alla ruota dovrebbe essere protetto da una griglia per permettere il passaggio solo ai neonati…


Niccolò Rinaldi


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