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GAZA E UN CERTO GIORNALISMO: LE VITTIME CIVILI UCCISE DALLA FATALITÀ? - Fuori Binario, maggio 2024

Due gemellini di quattro mesi, nati a Gaza all'inizio della guerra, sono stati uccisi mentre dormivano, insieme ad aItri dodici familiari: 14 sacchetti di plastica neri. Altro non hanno conosciuto, nella loro brevissima esistenza, che la guerra. Ma vorrei parlare soprattutto di come questa atrocità viene raccontata da Repubblica, in una specie di lezione di giornalismo al contrario: non si scrive che sono stati colpiti da una bomba israeliana lanciata su un obiettivo civile, ma "durante uno degli ultimi raid notturni di lsraele su Rafah" - pare quasi una fatalità, un colpo di sfortuna, proprio a fine nottata quando la pulizia stava per finire; non si scrive che sono le ultime delle oltre 30.000 vittime uccise da Israele, a seguito del crimine di Hamas contro 1.300 civili israeliani, ma si parla bensì di "una delle innumerevoli cronache di orrore cominciate con l'attacco di Hamas". Io penso che Hamas sia una banda di integralisti molto abili, che espone deliberatamente la popolazione palestinese. Ma questo articolista pare ignorare la causa e l'effetto di questo eccidio, proprio non ce la fa a scrivere che questi gemellini sono stati uccisi "da" Israele.

Pur di non dirlo, ricorre al meccanismo, fin troppo conosciuto, che l'assassino non è tale, e se lo è, è proprio perché costretto dagli eventi e che dunque le vittime sono colpevoli anche di essere vittime.

Con questo modo di fare informazione, non ci si rende conto di quanto crescano, soprattutto nei nostri giovani, l'indignazione per i silenzi, i doppi standard, la credibilità dell'informazione, le nostre cadute morali. Niccolò Rinaldi

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