DE CHIRICO E LA METAFISICA DEL VIAGGIO - Rewriters, 24 maggio 2021






Al Palazzo Blu di Pisa una mostra sul silenzio e la vanità dello spostamento


L’intera teoria del viaggio è ne “Il ritorno di Ulisse” di Giorgio De Chirico: la barca che ci trasporta, lo sforzo delle braccia nel remare, l’azzurro dell’acqua, e il mare con le sue insidie da attraversare, la solitudine e l’estraniamento tra gli elementi primari, la partenza e il ritorno - Ulisse, nella posa plastica dipinta, è appena salpato oppure sta per approdare. È l’illusione dello spostamento, l’effimero cambiamento di una trasmigrazione che avviene tra le pareti della propria camera, il viaggio contenuto nella nostra vita come un sogno, con una sedie sulla quale lo abbiamo vagheggiato e una poltrona nella quale lo ricorderemo, lo reinventeremo, così come De Chirico, da precursore rewriter, lo aveva stravolto in un quadro concettualmente rivoluzionario. Il viaggio non è altro che una porta socchiusa e un armadio pieno di ricordi, di cose da sistemare o messe via per sempre. È una quotidianità ben poco eroica dove ci si specchia nelle immagini appese alle pareti (mentali) che moltiplicano i cammini da intraprendere, per non arrivare a niente, per scoprire che i viaggi sono finiti, che “Ecco tutto è simile, e discobrendo, solo il nulla s’accresce”, come avverte Leopardi nell’”Ode ad Angelo Mai”, e quale “amara conoscenza si ricava dai viaggi! Oggi e ieri e domani e sempre il mondo monotono e meschino ci mostra quello che siamo, un’isola di orrore, in un mare di noia” - che è “Le Voyage” di Baudelaire. Ulisse torna, ma in realtà Ulisse non è mai partito, nonostante l’uscio della stanza aperto. Il mare nel quale ci avventuriamo, alla fine, altro non è che il tappeto di casa.

Questo quadro vale da solo una visita al Palazzo Blu di Pisa, dove è esposto fino al 5 settembre nella mostra “De Chirico e la Metafisica” (http://www.dechiricopisa.it). Del resto, metafisica e viaggio sono parenti stretti, come ricordano altre tele di De Chirico esposte a Pisa, come quella “Piazza d’Italia con statue”, con il suo silenzio siderale animato dall’irraggiungibile treno che corre tracciando la linea dell’orizzonte,





o il misterioso “L’arrivo del trasloco”, con le masserizie accolte da nessuno, in una città non disabitata ma algida e un altrove ancora una volta nascosto da un muro - un quadro che finita la mostra pisana è come “Il ritorno di Ulisse” parte della collezione della casa museo di De Chirico in piazza di Spagna a Roma (https://fondazionedechirico.org).




De Chirico ha svelato i trucchi del viaggio, dello spaesamento, del cammino interiore. Il mondo è contemplazione del vuoto, di città immerse nel silenzio e nella linearità perfetta delle loro architetture statuarie; la città ideale coincide con il viaggio ideale, ed entrambi altro non sono che una stanza della nostra coscienza – una stanza ordinata, pulita, silenziosa, con luci di taglio, ombre nette, dove gli incontri avvengono sussurrando, tra pochi: ce n’è abbastanza per un cifrario della crisi contemporanea, che comporta anche l’impossibilità di un vero distacco da noi stessi, di un viaggio che possa smentire Leopardi e Baudelaire.

Tanti sono i quadri di De Chirico che demoliscono ogni spavalderia del viaggiatore, ingarbugliandolo nelle sue reti mentali – “La partenza degli Argonauti”, o la “Gare di Montparnasse”, dove non si scorge nemmeno un treno, ma soprattutto una ripidissima rampa di accesso – e non sono quadri stilisticamente diversi dalla sua produzione metafisica. Perché come in nessun altro pittore, per De Chirico l’immobilità di una piazza e il movimento di una nave, vita e sogno, spostamento e immobilità, città e vuoto, stanza e altrove, sono la stessa cosa, coincidono.





Il culmine di questo processo è la vela de “L’enigma dell’arrivo e del pomeriggio”, che naviga vicina ma separata, su un mare contiguo a un’altra città, che forse è la stessa nella quale si trovano i due personaggi silenziosi, due viaggiatori nella scacchiera di casa. Il tipico rebus alla De Chirico, il rompicapo del viaggiatore di oggi, che si interroga spaesato nel deserto globale dove tutto è già stato detto.


Niccolò Rinaldi


DE CHIRICO AND THE METAPHYSICS OF TRAVEL

At the Palazzo Blu in Pisa an exhibition on silence and vanity of displacement


A whole theory of travelling seems to be contained in Giorgio De Chirico's "The Return of Ulysses": the boat that transports us, the physical effort of the sailor’s arms in rowing, the blue of the water, and the sea with its pitfalls to cross, the loneliness and estrangement between the primary elements, both the departure and the return - Ulysses, inhis painted plastic pose, has just sailed or is about to land. It is the illusion of displacement, the ephemeral change of a transmigration taking place between the walls of one's room; it is the journey contained in our life as a dream, with a chair on which we have longed for it, and an armchair in which we will remember it, we will reinvent the travelling, just as did De Chirico, as a precursor rewriter, in his conceptually revolutionary painting. The journey is nothing more but a semi-open door and a closet full of memories, of things to be fixed or to put away forever.

In such un-heroic everyday life, we mirror in the images hanging on the (mental) walls that multiply the paths to be taken, and we get nowhere, to discover that the journeys are over, that "Here everything is similar, and by discovering only nothing grows", as Leopardi warns in the “Ode to Angelo Mai", and what "bitter knowledge one gains from travel! Today and yesterday and tomorrow and always, the monotonous and mean world shows us what we are: an island of horror, in a sea of ​​boredom " – this being Baudelaire’s “Le Voyage”. Ulysses returns, but in reality Ulysses never left, despite the open door. The sea in which we venture, in the end, is nothing more than the carpet of the house.


This painting alone is worth a visit to the Palazzo Blu in Pisa, where it is displayed until 5 September in the exhibition “De Chirico e la Metafisica” (http://www.dechiricopisa.it).

After all, metaphysics and travel are two close relatives, as recalled by other paintings by De Chirico exhibited in Pisa, such as the "Piazza d'Italia with statues", with its sidereal silence animated by the unreachable train that runs tracing the line of the horizon, or the mysterious "The arrival of the moving", with the household goods welcomed by no-one, in a city not uninhabited but icy, and an elsewhereonce again hidden by a wall - a painting that once the Pisan exhibition is over, will be back, like "The return of Ulisse” to the permanent collection of the De Chirico House Museum, in Piazza di Spagna in Rome (https://fondazionedechirico.org).

De Chirico revealed the tricks of the travelling, of the disorientation process, of the inner journey. The world is a contemplation of emptiness, of cities immersed in silence and in the perfect linearity of their statuary architecture; the ideal city coincides with the ideal journey, and both are nothing more than a room of our conscience - a tidy, clean, silent room, with cutting lights, sharp shadows, where encounters take place whispering, among a few: there is enough for a representation of the contemporary crisis, which also implies the impossibility of a true detachment from ourselves, of a journey that could deny Leopardi and Baudelaire.

There are so many paintings by De Chirico that demolish every swagger of the traveler, entangling him in his mental networks – “The departure of the Argonauts ", or the “Montparnasse Station", where not even a train can be seen, but rather a very steep access ramp - and they are not stylistically different from any of his metaphysical production. For De Chirico, the stillness of a square and the movement of a ship, life and dream, movement and stillness, city and emptiness, room and elsewhere, are always the same thing, they coincide.

The culmination of this process is the sail of "The enigma of arrival and of the afternoon", close but separate by a wall, on a sea contiguous to another city, which is perhaps the same in which the two silent characters are, traveling on the home chessboard. The typical rebus a la De Chirico, the puzzle of today's traveler, who wonders bewildered in the global desert where everything has already been said.


Niccolò Rinaldi



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