A MALTA, PRESIDENZA E FRONTIERA EUROPEA - Solidarietà internazionale, maggio 2017

 

La Valletta.- Malta, a suo modo una sorta di Lampedusa più grande ed elevata al rango di Stato, potrebbe costituire una delle risposte europee a Trump.

Lui avrà il suo muretto, fatto di terre certe come l’ottusità di alcuni recinti, già da tempi immemorabili e ancora oggi permeati dalle inevitabili infiltrazioni delle umidità umane, che portano calore e acqua anche dove si vorrebbe solo secco. L’Europa invece ha i suoi mari a nord e a sud, le sue isole avamposto, la sua permeabilità per antonomasia, Europa appendice dell’Asia, a lungo un tutt’uno con l’Africa, prima che Pangea si spaccasse – poco, perché il Mediterraneo è rimasta una piccola fessura. In altre parole: Malta è la definizione dell’anti-muro, della sua impossibilità.

Malta come terra di cavalieri, di esuli, di pescatori, tutte figure antiche, già ben presenti nei miti greci. E al melting pot americano, fondante della nazione a stelle e strisce, gli europei potrebbero evocare nomi di popoli quasi arcaici, poi accostati chi più o meno all’Europa, e oggi assorbiti in un melting pot un poco più antico… Un assaggio: istri, liburni, illiri, nesti, mani, encheli, taulanti, orici, chaoni, tesprozi, cassopi, molossi, locresi, focidesi, beoti, megaresi, achei, maliesi, magnesi, sciti, tauri, sauromati, meoti, sindi, cerceti, toreti, eniochi, corassi, melancleni, geloni, colchi, bizeri, ecechiri, bechiri, macrocefali, mossineci, tibareni, calibi, assiri, paflagoni, mariandini, bitini, frigi, cilici, adimarchidi, marmaridi, assamoni, maci, lotofagi, veneti, celti, tirreni, umbri, sanniti, lucani, sanniti, campani, volsci, latini, sardi, corsi. Oggi, in buona parte, possiamo dire “europei” - tanto per dire che anche costà una società multi-etnica c’è, c’è stato, ci sarà. Malta, terra di incroci, araba, italiana, inglese, franca, ne è un capitolo.

Malta che nel Mediterraneo ha vissuto il nostro far west, senza nemmeno bisogno di particolari genocidi. E se in America gli agricoltori e i pionieri costituivano una versione terrestre dei marinai, noi abbiamo avuto direttamente il mare e la sua gente cosmopolita. In questi mesi, il più anti-muro e marinaio dei paesi dell’Unione Europea, ne ha assunto la presidenza di turno.

La Valletta versus Washington? Magari, non è così semplice. Perché da anni ormai il “versus” di La Valletta sono i “flussi”, i barconi, la paradossale esaltazione della sua diversità e appunto della permeabilità di un’Europa che anche se li volesse i muri non saprebbe erigerli nelle sue acque.

Curioso che in questi mesi il centro dell’Europa, la sua voce di rappresentanza, si trovino nuovamente nel mezzo del Mediterraneo, in questa culla blu a meno di un’ora dall’Italia, a meno di un’ora da Tripoli: è periferia che è ombelico del mondo. Così, nel primo semestre dell’Unione Europea nel 2017, il cammino dell’immigrato, la prova di dialogo fra Islam e Occidente, la crescita della popolazione al sud, prima di approdare alle sponde dell’agognata Italia, s’imbatteranno in questa “presidenza” che parla a nome di tutti, e che deve mettere al centro del tavolo il tema, ormai, non di una stagione ma di un’epoca: le migrazioni. E senza volere, né potere – questione di destino, come tutte le geografie? – fare alla Trump.

 

Ma il paradosso, ancora una volta una risposta a Trump, è che questa isola antichissima e che ancora dà il suo nome a una sorta di Stato (soggetto di diritto internazionale, che gode di privilegi e stampa i suoi passaporti e firma trattati) che si trova confinato in qualche palazzo romano, non è uno scoglio qualsiasi, ma è arroccata a salde certezze storiche, che qui sono di una ricchezza speciale. I dipinti del Caravaggio sono collocati nella sagrestia di una chiesa funerea e pesante, e mai tenebra circostante ha reso meglio il chiaroscuro leggendario del tormentato pittore che qui ebbe gloria e avventure. I palazzi dei cavalieri e i bastioni immensi illustrano la cultura di avamposto che ha fatto di Malta una pedina specialissima per i cristiani e per gli inglesi, fino a qualche decennio fa.

Un ordine inglese imprime ancora un certo stile al benessere turistico della rocca e dei villaggi dell'isola. I soldi non mancano, le idee per vendersi ai visitatori nemmeno - fra corsi di lingua e sala da gioco, cultura e finanziarie -, si guida a destra in un traffico passabilmente ordinato, si chiacchiera senza troppo baccano e si mangiano le focacce del posto in strade che fanno su e giù, e non assomigliano a niente, non sono arabe e nemmeno europee, niente a spartire con la Sicilia, con la costa maghrebina, con un'isola greca. Malta è Malta, un pezzo di Mediterraneo dove si può andare per imparare l'inglese, che qui è ancora moneta corrente. Ma lo è anche l'italiano - per via della vicinanza, per via della televisione - e il maltese come lingua è un ibrido che echeggia l'arabo e la nostra parlata. Tanto che per i fascisti Malta era Italia, come lo erano Nizza e la Corsica, terre ancora irridenti, che beneficiavano d'un volume dell'allora Consociazione Turistica Italiana (il Touring d'oggi) alla stregua - stesso formato, stessa impostazione - di ciascuna regione nazionale. Ma né il fascismo né l'Asse conquistarono Malta, che i britannici tennero ben stretta anche nel breve periodo della supremazia navale italiana nelle acque circostanti. Perché a Londra, dove hanno sempre avuto una visione aperta del mondo, sapevano bene che da queste isole si vedeva lontano, si aprivano rotte, si chiudevano varchi.  Come oggi, al centro delle rotte dei migranti. All'Italia spetta oggi solo la rivincita dei turisti, della moda, del campionato di calcio, delle facce della televisione, della pizza. Ma non si pensi a un’isola che si lascia conquistare: tanto che a dispetto d'inglesi e d'italiani, nell'aderire all'Unione Europea Malta insistette sulla sua identità linguistica. Il maltese è entrato in punta di piedi fra le lingue ufficiali, mossa costosa perché tutto va tradotto in questa lingua per pochissimi, eppure simbolica: ascoltatela, udirete è la cerniera semantica e sonora fra Occidente e Levante, ancora questione di melting pot ante litteram.

Ovvero, la versione idiomatica dello spostamento a sud delle frontiere dell'Europa. Pensate cosa sarebbe stato il Mediterraneo, a due bracciate dall'Italia, se Malta e Gozo fossero state una terra franca per riciclatori e scafisti. Allora sì che il casinò de La Valletta avrebbe potuto divenire il bengodi di mafiosi e trafficanti di uomini e donne, per non parlare della base logistica che banche improvvisate e finanziarie di comodo avrebbero offerto a ogni sorta di avventurieri.

Invece, l'arrivo di Malta a Bruxelles - la scelta da ambo le parti di questo arrivo – ha steso una ragnatela che imbriglia i possibili appigli offerti all'illegalità. Appigli che i maltesi hanno sempre respinto, ma che la geografia, l'essere ombellico del Mediterraneo (Mare Nostrum ormai nel senso di Mare di Tutti), offre ai male intenzionati.

Perché Caravaggio e i cavalieri e gli inglesi avevano ragione ad approdare e a dare il meglio di sé fra queste solide mura. Qua finisce il dominio del cristianesimo a sud, qua l'Europa si affaccia sulle turbolenze arabe; ma visto che questo davanzale di frontiera si è fatto Europa anche politicamente, qua comincia anche il senso del perché abbiamo un'Unione Europea e, fin quaggiù, delle nostre contraddizioni. Che comunque, a La Valletta, non prendono le sembianze di un muro.

 

Niccolò Rinaldi

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