May 12, 2019

Pyongyang. - Pare di approdare a un’isola. Nel moderno aeroporto di Pyongyang si annunciano per l’intera giornata appena tre voli – uno interno e, uno per Pechino (e solo due o tre volte alla settimana) e uno per la vicina Vladivostok. Tre collegamenti che devono bastare ai ventiquattro milioni di nordcoreani, che non viaggiano, non escono, esattamente come l’ateismo di stato non facilita l’apertura di un orizzonte spirituale. È dunque un “paese tutto interno”, ma che, contrariamente a quanto capitava in altre visite di paesi dal comunismo reale, non si nasconde, tutt’altro. Da subito, la Corea del Nord si racconta a ogni angolo di strada, con l’accoglienza cromatica dei palazzi cittadini color giallino, rosino, verdolino, azzurro stinto – bandito il grigio. Tra queste civili costruzioni, ai tanti fiori dei giardini pubblici si alternano gli innumerevoli manifesti del realismo propagandistico, con una loro forza, i colori netti, un senso costante di dinamica; e così sono anche i quadri...

Please reload

Please reload

Archivio
  • Facebook Basic Square
Please reload