July 26, 2018

È il Convitato di Pietra della politica, anzi dell’intera società, italiana. Molti preferiscono ignorarlo, adottando la tecnica dello struzzo e sperando che qualcun altro levi le castagne dal fuoco. Altri si dividono tra le due strade maestre: fare più deficit per ridurre il debito (pare un controsenso, e in parte lo è davvero), e  rilanciare la spesa pubblica auspicando di generare una ripresa del motore italiano che immetta maggiori risorse anche nelle casse dello Stato; oppure la solida “dura lex, sed lex” dei tagli alle spese, dell’austerità dal sapore di lacrime e sangue, o della più presentabile “disciplina di bilancio” che ogni famiglia avveduta, ogni comunità dovrebbe perseguire.

Tra queste due strade si aprono spazi creativi, seri o di cartapesta - provvidenziali acquisti da parte della BCE, innovativi criteri contabili, persino incentivi per rafforzare il possesso del debito nazionale da parte di cittadini italiani, mega-programmi di privatizzazioni o di dismissioni del patrim...

July 25, 2018

La Libia di dieci anni fa la ricordo bene. Il colonello Ghedaffi si faceva chiamare dal suo popolo il « leader », la « guida », e campeggiava onnipresente nelle strade e nelle edifici di Tripoli. I ritratti ricordavano le molteplici fogge della bambola Barbie, esibendolo in assortite versioni: Ghedaffi ispirato, Ghedaffi bohemien, Ghedaffi che scruta il futuro dell’intera Africa, Ghedaffi militare, Ghedaffi uomo della strada, e ancora. Come costante, però, il colonello preferiva non guardare negli occhi, e le fotografie lo raffiguravano nell’atto di meditare assorto, oppure nel mirare avanti. Dove? La sbornia della Libia avanguardia di un fronte pan-arabo si era chiusa da tempo e maluccio, nella delusione al cospetto di un Maghreb diviso, di una dirigenza palestinese che non si era adeguata agli umori del colonnello, dell’Egitto che aveva scelto l’alleanza con l’America, della Siria del sangue freddo e calcolatore di Assad. Nessuno si era fidato delle sparate - verbali, dinamitarde o m...

July 16, 2018

Una squadra di calcio compra un giocatore per 130 milioni di euro e lo paga 30 milioni netti a stagione.

Un sindacalista di un’azienda della stesso gruppo della società calcistica protesta e fa un calcolo: nonostante l’espansione della produzione fuori Italia, ci sono stati annunciati 1.640 esuberi. Esattamente – diavoli di numeri – quanti sono gli stipendi che si potrebbero pagare con il compenso del giocatore, che dunque guadagna non dieci o venti volte più di un metalmeccanico, ma proprio 1.640 volte di più…

Talenti molto diversi, meriti diversi, scarpe diverse per sudori entrambi veri ma diversi: il mercato ha le sue dinamiche, si dice. E alcuni liberali ridicolizzano la protesta, sottolineando che l’acquisto e il contratto del giocatore sono basati su un’altra logica economica e che alla fine, tra maggiori incassi dovuti alla stella calcistica, i costi saranno coperti dall’investimento effettuato. E ha ragione. 

Ma io sto con gli operai. Perché il problema è più complesso di quello c...

Please reload

Please reload

Archivio
  • Facebook Basic Square
Please reload